PREMESSA


NOVITA': è ora disponibile il libro anche nel formato ePub per Tablet e Kindle. Nella versione e.book, tramite dei link inseriti nel testo, si può accedere direttamente ai filmtrailer o agli spezzoni video relativi ai film e ai dialoghi citati.


I film amplificano la nostra vita, ci consentono di capire la nostra storia, la nostra evoluzione ed anche noi stessi. Per questo li amiamo.

Negli ultimi anni, a fianco dei film d’azione (colossal storici, film di fantascienza, thriller, ecc), si è andata sempre più ampliando la categoria dei film che rappresentano la vita di tutti i giorni, in tutte le sue sfaccettature: pellicole sull’amicizia, sulla famiglia, sull’emancipazione femminile, sul nuovo maschio, sui problemi di lavoro e, soprattutto, sui problemi e le difficoltà delle relazioni sentimentali. I film d’attualità sono così un preziosissimo strumento per la lettura dei mutamenti sociali, culturali e comportamentali in atto. Lo svago diventa cosi' anche momento educativo, ma il cinema può essere ancora di più: attraverso il racconto dei fatti e delle emozioni, con la capacità descrittiva delle immagini, oltre che delle parole ed il massiccio potere evocativo della musica, può essere anche strumento terapeutico.
In particolare i film a carattere sentimentale stanno diventando sempre più intelligenti e raffinati, raccontano le difficoltà quotidiane dei rapporti di coppia, propongono nuove e sempre più acute analisi. Anche dietro storie che sembrano banali, e in film poco valorizzati dalla critica cinematografica, spesso vi sono indagini profonde sui malesseri psichici e dell’anima, sugli attuali problemi sociali e sugli stereotipi culturali da abolire.

N.B. I commenti non si propongono come recensioni dei film dal punto di vista cinematografico, nè si valuta la qualita' della pellicola, ci si limita a fornire una interpretazione della trama secondo i punti di vista del libro. Interpretazione con la quale ognuno può confrontarsi anche esprimendo un proprio parere.

*** Tramite questo blog l'elenco dei film suggeriti nel libro viene continuamente aggiornato con quelli di nuova programmazione. Intercalati alla segnalazione delle pellicole vengono riportati nuovi eventi, tendenze e pubblicazioni che riguardano i temi trattati nel testo. L'obiettivo è quello di continuare a monitorare l'evoluzione in corso nel campo delle relazioni di coppia e ad aggiornare il libro.***

lunedì 14 maggio 2018

LORO 1 - Regia di Paolo Sorrentino




guarda il trailer https://www.youtube.com/watch?v=sH5jUMx0uek
Come in un gioco di specchi si parla di LORO per parlare di LUI.
Loro, come pecore (così inizia il film) inebetite e condizionate (il condizionatore) davanti a uno schermo che proietta ad oltranza i tipici programmi Mediaset: quiz e signorine cretinette con tette al vento.
Così, volutamente, viene allevata una intera generazione con il miraggio del guadagno facile e l’intontimento di una cultura ridotta a memorizzare date e nomi. (innestandosi su un insegnamento scolastico che, mai realmente sostenuto da una vera volontà di rinnovamento, getta già le basi per tale decadimento)
L’avidità e il guadagno facile, insieme a un bassissimo livello culturale e alla mancanza di una qualsiasi competenza è la base di questa corte di cui il Re si circonda.
Ne ha sapientemente appiattito l’identità riducendola, così, a un gregge di sudditi facilmente governabili perché condizionabili a proprio piacimento attraverso i media di cui è proprietario.
Ha prodotto sottocultura attraverso le sue tv (emblematica la frase di Veronica” ma nelle tue tv un programma culturale mai?’”portando a livelli sempre più bassi anche i programmi a quiz fino a licenziare anche il suddito Mike, forse perché di troppo di alto livello?
Si è costruito sapientemente attorno un regno di persone che poi facilmente saranno anche i suoi elettori.
Un paziente programma intessuto negli anni, dalla fine della contestazione ad oggi, per soddisfare la sua brama di potere.
In fondo il copione di questa farsa era già scritto dal profetico testo di Guy Debord che già alla fine degli anni 60 preannunciava i rischi della società dello spettacolo mettendo in guardia dal potere di controllo esercitato dai mezzi di comunicazione di massa.
Ma il Re ormai è nudo perché, si sa, il potere è l’illusione di una personalità ancora poco evoluta ed equilibrata che ha bisogno di questa maschera per sentirsi qualcuno e, soprattutto, per essere riconosciuto dagli altri.
E’ una maschera che si sovrappone a una inconsapevole mancanza d’identità e che spesso pesa anche su chi la indossa.
Il sesso è l’ambito principale dove gli uomini esercitano il potere sulle donne e così fa Lui. Staccatosi dall’ ormeggio di Veronica, la seconda moglie, si tuffa in un’orgia di Olgettine con l’animo del benefattore e incomincia ad andare alla deriva .
L’emancipazione femminile e la crescita di consapevolezza di molte donne (di cui Veronica è l’emblema) ha innescato una lotta feroce di cui i femminicidi sono la parte più evidente di un potere maschile che non vuole segnare il passo; ma il versante più subdolo di questa trappola in cui molte, troppe, ragazze cadono è quello di fare di tette e culo l’emblema della femminilità mettendosi così in una situazione di nuova schiavitù totalmente dipendente dello sguardo maschile.
Solo a volte il gioco per il potere si ribalta, là dove alcune donne riescono a usare il potere del sesso per assoggettare a sé gli uomini impersonificando novelle Lilith (nel film magnificamente interpretata da Kasia Smutniak).
Il potere, infatti, ha radici nella paura: si vuole soggiogare chi si teme e gli uomini hanno una paura atavica delle donne, della loro componente sensuale, dell’Eros negativo che il mito di Lilith, contrapposta a Eva, ha sempre rappresentato. (Femmina, tu si una malafemmena, tu si come una vipera….è la canzone che Lui canta al suo pubblico all’inizio del film)
Lilith incarna un femminile non realizzato, schiavo della sua componente sensuale, è l’archetipo della passione torbida, della sensualità sfrenata che può insidiare e mettere l’uomo in soggezione.
Ma il potere non si nutre solo di sesso con denigrazione della donna che torna ad essere, ancora più di prima, solo una donna oggetto; il potere si nutre anche di menzogna, bisogna solo saper essere convincenti nell’affermare le non verità.
Bellissimo il monologo in cui Lui spiega al nipote che la verità è solo la convinzione e il tono con cui si fa un’affermazione.
Nella società dello spettacolo bisogna imparare ad essere attori e, come tutti gli attori, saper indossare maschere anche al limite del ridicolo, come un novello Enrico iV .
La maschera grottesca, anche qui stupendamente indossata da Toni Servillo, molto si avvicina ail’Enrico IV di pirandelliana memoria. Ambedue, infatti, interpretano quel rapporto complesso e quasi inestricabile tra personaggio e uomo, tra finzione e verità tra vera e falsa identità.
Nemmeno il personaggio stesso, Enrico IV come Lui, alla fine forse sa se è veramente pazzo o solo si finge di esserlo.

Vedi nel libro "NON TI AMERO', COSI', PER SEMPRE:
Parte seconda - Cap 3: "“La guerra è sfinita: è necessario un disarmo” (in particolare pag 132)

Passi di: Paola Vidulli. “Non Ti Amero Cosi Per Sempre”. iBooks. 

Parliamone insieme: lascia un commento a questo post, un tuo parere sul film o sull'argomento trattato.




martedì 11 ottobre 2016

Contro l'amore romantico

Se si mette in discussione il modello romantico non è' per distruggere l'amore, e' per salvarlo http://www.internazionale.it/video/2016/10/07/romanticismo-rovina-amore



lunedì 27 giugno 2016

Era ora!!!
(Niente sarebbe più utile della Cineterapia nelle scuole per educare ai sentimenti e cambiare le modalità di relazionarsi)

L’educazione sentimentale arriva alla Camera! #1oradamore
Oggi inizia in Commissione istruzione e cultura della Camera dei deputati l'iter sull'introduzione dell'educazione sentimentale nelle scuole.
Una giornata storica per tutti noi che abbiamo creduto in questa proposta di legge e abbiamo continuato a fare pressione dal basso affinché venisse discussa in Parlamento.  
Siamo davvero all'inizio. Il percorso è ancora lungo e bisognerà vigilare affinché non vengano ulteriormente dilatati i tempi. Un dato però c'è e ce lo dobbiamo rivendicare tutti insieme: finalmente il Parlamento discuterà di “prevenzione” - e non soltanto di leggi punitive e securitarie - alla violenza maschile sulle donne, all'omofobia e al bullismo.  
In tanti c'avevano provato negli anni. Noi siamo gli unici ad esserci riusciti. Perché? Perché questa proposta di legge, fin dalla sua scrittura, si è avvalsa di una cosa fondamentale: la partecipazione. Dall'ascolto delle operatrici dei Centri antiviolenza (Cosenza, Napoli, Padova, Potenza, Ferrara, Catania, Bologna, Pesaro, L'Aquila, Pescara, Pordenone, Roma, Latina, Casal di Principe) che sono andata a visitare nel viaggio che ho chiamato #RestiamoVive; ai suggerimenti che mi sono arrivati da insegnati, dirigenti scolastici, associazioni, cooperative, movimenti, case editrici, giornalisti, psicologi e pedagogisti.  
Grazie all'associazione daSud e a Change.org, ormai tre anni fa lanciammo la campagna #1oradamore: era un modo per far conoscere la proposta di legge e per sostenerla affinché non venisse lasciata in un cassetto come purtroppo avviene alla stragrande maggioranza delle proposte di iniziativa parlamentare. In più, il pericolo - rispetto all'educazione sentimentale - era che il tema in sé venisse cassato perché considerato tema sensibile, questione “etica” su cui è bene non legiferare. Di solito ci si appella a queste argomentazioni per scongiurare le decisioni.  
Oggi siamo di fronte a una nuova sfida. Teniamoci pronti a parare i colpi di una discussione che non sarà affatto facile. Che ripercorrerà in parte quel discorso pubblico agghiacciante che abbiamo già ascoltato con le Unioni civili e la Step child adoption e che vedrà al centro il fantasma della teoria del gender, con tutte le falsità che ne conseguono: masturbazione in classe dei bambini, indottrinamento ideologico, sponsorizzazione dell'omosessualità e transessualità e tante altre amenità affini.  
Noi invece manterremo la barra ferma sullo spirito, sull'obiettivo della legge e sulle numerose esperienze che già esistono nelle scuole italiane e alle quali ci siamo ispirati per condurre questa battaglia culturale. Una su tutte: l'associazione Scosse. Grazie a loro lavoro su Roma e grazie anche al festival che promuovono “Educare alle differenze”, arriviamo a questo appuntamento forti di una pratica già consolidata, attivata nel tempo, che ci racconta come il Paese è più avanti della politica. Cioè quello che noi proviamo a sancire in un testo di legge esiste già: il problema è che solo alcuni bambini e alcuni ragazzi hanno la fortuna di averne accesso. Con questa legge, invece, rendiamo organico e strutturale un modello di insegnamento che, laddove è stato fatto, ha prodotto risultati importanti. In Italia come in Europa.  
Non a caso la Convenzione di Istanbul caldeggiata dalla Presidente della Camera Laura Boldrini, votata all'unanimità ormai tre anni fa, chiedeva nell'articolo 14 agli Stati ratificanti di inserire l'educazione all'affettività – prima si chiamava educazione sessuale - nelle scuole di ogni ordine e grado. L'hanno riconosciuta necessaria tutti i paesi del nord Europa a partire dagli anni 50. Poi, a cascata, tra la fine degli anni 60 e l’inizio dei 70, l'hanno assunta anche la Germania, la Francia, l'Olanda, il Regno Unito, la Spagna. Lasciando l'Italia e la Grecia come unici Paesi in cui nulla in termini normativi è mai stato fatto. 
Adesso, e lo vedremo, sembra sia arrivato anche il nostro momento e nessuno pensi che tutto si gioca in Parlamento. Non è finito lo sforzo con cui avete contribuito a questo primo successo. La pressione affinché non venga snaturata “troppo” la legge ci deve vedere di nuovo tutti impegnati. Bisogna vigilare e monitorare il lavoro istruttorio. A partire dall'adozione del testo base. La nostra legge non è l'unica ad essere stata presentata in questi anni: ci sono proposte che vanno da Forza Italia al Pd, passando per il Movimento 5 stelle. Siamo consapevoli che l'ora dedicata all’educazione sentimentale sarà molto difficile da portare a casa, ma ci sono dei punti sui quali ci deve essere grande fermezza: formazione a tutti gli insegnanti e libri di testo.  
Chi fa la formazione? C'è un elenco sterminato. Dimentichiamo che anche in Italia sono arrivati nelle accademie universitarie i corsi di laurea in gender studies materia in sé già multidisciplinare esattamente come multidisciplinare deve essere l'approccio alla prevenzione e al contrasto alla violenza. Tre filoni vanno seguiti: educazione sessuale, educazione civica, educazione di genere. E poi l'esperienza pratica da cui poter attingere che sono appunto i centri antiviolenza e le associazioni che in questi anni questo ruolo di formatori l'hanno già assunto.  
Quali libri di testo? Anche qui l'elenco è sterminato. Bisogna far seguire il codice Polite e bisogna dare spazio alla lettura e alla letteratura di genere.  
Battaglie coraggiose sono state intraprese in questi anni, penso a quella della consigliera comunale di Venezia Camilla Seibezzi che dopo aver portato delle favole che tengono conto dei cambiamenti sociali se l'è viste come nei peggiori periodi oscurantisti bandite dalle biblioteche della città per decisione del Sindaco. E tante tante realtà - piccole e grandi - che sono state capaci di produrre e diffondere la cultura della realtà.  
Oggi ci dobbiamo riconnettere ancora una volta. E farlo però non più in una condizione di debolezza ma di forza perché il primo risultato lo abbiamo prodotto. L'associazione Frida Kalho di Marano (Napoli) con alla testa Stefania Fanelli che, generosamente, a spese proprie, ha prodotto 10.000 cartoline per chiedere al Governo di discutere la proposta di legge può dire a se stessa di avere vinto. Di esserci riuscita. Ma adesso ci aspetta un altro step non meno faticoso e va seguito con attenzione.  
I mezzi e gli strumenti per osservarlo direttamente e in trasparenza esistono: gli stenografici del lavoro in commissione attraverso il sito della Camera e le dirette video dell'aula; la comunicazione costante dei parlamentari del gruppo di Sinistra Italiana con un attenzione maggiore chiaramente da parte mia che sono la prima firmataria e da parte di Annalisa Pannarale che seguirà il provvedimento in commissione; il lavoro di diffusione che metteranno i campo le compagne che hanno dato vita a Pink Factor Elettra Deiana, Cecilia D'Elia, Elisabetta Piccolotti, Maria Pia Pizzolante, Giorgia Serughetti; le giornaliste e i giornalisti che si sono sempre occupati del tema come Loredana Lipperini, Riccardo Iacona, Raffaele Lupoli, Giacomo Russo Spena, Michele Cucuzza, Roberto Moliterni, Giovanna Pezzuoli e tutto il blog della 27a ora del Corriere della Sera, Zeroviolenza, Leggendaria, Maria Fabbricatore di Fimmina tv, Luca Sappino, Angela Azzaro, Laura Eduati, l’Huffington Post; gli artisti che hanno prestato professionalità e sostegno alla causa come Gustav Hoffer e Luca Ragazzi che hanno girato il video clip #1oradamore o come Serena Dandini, Lunetta Savino, Paola Minaccioni che hanno firmato l'appello; il teatro Rossi di Pisa che mi ha accolta sul palco ed Elena Fazio e Angela Sajeva che l'hanno portata in scena; l'associazione Carminella e Amore e psiche che l'hanno portata dentro l'Università; il Pride di Palermo che è stato il primo a crederci e a volerci dedicare una giornata intera e così poi tutti i movimenti GLBT che hanno portato avanti questa battaglia; le famiglie arcobaleno e l'Agedo; le forze dell'ordine come il Commissariato di Torpignattara, che ha promosso insieme a Leonardo Loche al Liceo Immanuel Kant iniziative di approfondimento sul tema. In tre anni ho fatto centinaia di iniziative, di presentazioni di questa legge in cui ho incrociato le esperienze più diverse, di questo devo ringraziare in gran parte Sinistra ecologia e libertà, quelle compagne e quei compagni sui territori che c'hanno creduto ed hanno fatto nelle proprie realtà un lavoro straordinario. E in ultimo Nicola Fratoianni coordinatore nazionale di Sel, che non mi ha fatto mancare mai il suo supporto, e il capogruppo Arturo Scotto, che ha spinto per farla calendarizzare.
Ecco ci siamo, adesso tocca davvero a noi. Ci sarà da divertirsi.

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Comm


Era ora!!!
(Niente sarebbe più utile della Cineterapia nelle scuole per educare ai sentimenti e cambiare le modalità di relazionarsi)

L’educazione sentimentale arriva alla Camera! #1oradamore
Oggi inizia in Commissione istruzione e cultura della Camera dei deputati l'iter sull'introduzione dell'educazione sentimentale nelle scuole.
Una giornata storica per tutti noi che abbiamo creduto in questa proposta di legge e abbiamo continuato a fare pressione dal basso affinché venisse discussa in Parlamento.  
Siamo davvero all'inizio. Il percorso è ancora lungo e bisognerà vigilare affinché non vengano ulteriormente dilatati i tempi. Un dato però c'è e ce lo dobbiamo rivendicare tutti insieme: finalmente il Parlamento discuterà di “prevenzione” - e non soltanto di leggi punitive e securitarie - alla violenza maschile sulle donne, all'omofobia e al bullismo.  
In tanti c'avevano provato negli anni. Noi siamo gli unici ad esserci riusciti. Perché? Perché questa proposta di legge, fin dalla sua scrittura, si è avvalsa di una cosa fondamentale: la partecipazione. Dall'ascolto delle operatrici dei Centri antiviolenza (Cosenza, Napoli, Padova, Potenza, Ferrara, Catania, Bologna, Pesaro, L'Aquila, Pescara, Pordenone, Roma, Latina, Casal di Principe) che sono andata a visitare nel viaggio che ho chiamato #RestiamoVive; ai suggerimenti che mi sono arrivati da insegnati, dirigenti scolastici, associazioni, cooperative, movimenti, case editrici, giornalisti, psicologi e pedagogisti.  
Grazie all'associazione daSud e a Change.org, ormai tre anni fa lanciammo la campagna #1oradamore: era un modo per far conoscere la proposta di legge e per sostenerla affinché non venisse lasciata in un cassetto come purtroppo avviene alla stragrande maggioranza delle proposte di iniziativa parlamentare. In più, il pericolo - rispetto all'educazione sentimentale - era che il tema in sé venisse cassato perché considerato tema sensibile, questione “etica” su cui è bene non legiferare. Di solito ci si appella a queste argomentazioni per scongiurare le decisioni.  
Oggi siamo di fronte a una nuova sfida. Teniamoci pronti a parare i colpi di una discussione che non sarà affatto facile. Che ripercorrerà in parte quel discorso pubblico agghiacciante che abbiamo già ascoltato con le Unioni civili e la Step child adoption e che vedrà al centro il fantasma della teoria del gender, con tutte le falsità che ne conseguono: masturbazione in classe dei bambini, indottrinamento ideologico, sponsorizzazione dell'omosessualità e transessualità e tante altre amenità affini.  
Noi invece manterremo la barra ferma sullo spirito, sull'obiettivo della legge e sulle numerose esperienze che già esistono nelle scuole italiane e alle quali ci siamo ispirati per condurre questa battaglia culturale. Una su tutte: l'associazione Scosse. Grazie a loro lavoro su Roma e grazie anche al festival che promuovono “Educare alle differenze”, arriviamo a questo appuntamento forti di una pratica già consolidata, attivata nel tempo, che ci racconta come il Paese è più avanti della politica. Cioè quello che noi proviamo a sancire in un testo di legge esiste già: il problema è che solo alcuni bambini e alcuni ragazzi hanno la fortuna di averne accesso. Con questa legge, invece, rendiamo organico e strutturale un modello di insegnamento che, laddove è stato fatto, ha prodotto risultati importanti. In Italia come in Europa.  
Non a caso la Convenzione di Istanbul caldeggiata dalla Presidente della Camera Laura Boldrini, votata all'unanimità ormai tre anni fa, chiedeva nell'articolo 14 agli Stati ratificanti di inserire l'educazione all'affettività – prima si chiamava educazione sessuale - nelle scuole di ogni ordine e grado. L'hanno riconosciuta necessaria tutti i paesi del nord Europa a partire dagli anni 50. Poi, a cascata, tra la fine degli anni 60 e l’inizio dei 70, l'hanno assunta anche la Germania, la Francia, l'Olanda, il Regno Unito, la Spagna. Lasciando l'Italia e la Grecia come unici Paesi in cui nulla in termini normativi è mai stato fatto. 
Adesso, e lo vedremo, sembra sia arrivato anche il nostro momento e nessuno pensi che tutto si gioca in Parlamento. Non è finito lo sforzo con cui avete contribuito a questo primo successo. La pressione affinché non venga snaturata “troppo” la legge ci deve vedere di nuovo tutti impegnati. Bisogna vigilare e monitorare il lavoro istruttorio. A partire dall'adozione del testo base. La nostra legge non è l'unica ad essere stata presentata in questi anni: ci sono proposte che vanno da Forza Italia al Pd, passando per il Movimento 5 stelle. Siamo consapevoli che l'ora dedicata all’educazione sentimentale sarà molto difficile da portare a casa, ma ci sono dei punti sui quali ci deve essere grande fermezza: formazione a tutti gli insegnanti e libri di testo.  
Chi fa la formazione? C'è un elenco sterminato. Dimentichiamo che anche in Italia sono arrivati nelle accademie universitarie i corsi di laurea in gender studies materia in sé già multidisciplinare esattamente come multidisciplinare deve essere l'approccio alla prevenzione e al contrasto alla violenza. Tre filoni vanno seguiti: educazione sessuale, educazione civica, educazione di genere. E poi l'esperienza pratica da cui poter attingere che sono appunto i centri antiviolenza e le associazioni che in questi anni questo ruolo di formatori l'hanno già assunto.  
Quali libri di testo? Anche qui l'elenco è sterminato. Bisogna far seguire il codice Polite e bisogna dare spazio alla lettura e alla letteratura di genere.  
Battaglie coraggiose sono state intraprese in questi anni, penso a quella della consigliera comunale di Venezia Camilla Seibezzi che dopo aver portato delle favole che tengono conto dei cambiamenti sociali se l'è viste come nei peggiori periodi oscurantisti bandite dalle biblioteche della città per decisione del Sindaco. E tante tante realtà - piccole e grandi - che sono state capaci di produrre e diffondere la cultura della realtà.  
Oggi ci dobbiamo riconnettere ancora una volta. E farlo però non più in una condizione di debolezza ma di forza perché il primo risultato lo abbiamo prodotto. L'associazione Frida Kalho di Marano (Napoli) con alla testa Stefania Fanelli che, generosamente, a spese proprie, ha prodotto 10.000 cartoline per chiedere al Governo di discutere la proposta di legge può dire a se stessa di avere vinto. Di esserci riuscita. Ma adesso ci aspetta un altro step non meno faticoso e va seguito con attenzione.  
I mezzi e gli strumenti per osservarlo direttamente e in trasparenza esistono: gli stenografici del lavoro in commissione attraverso il sito della Camera e le dirette video dell'aula; la comunicazione costante dei parlamentari del gruppo di Sinistra Italiana con un attenzione maggiore chiaramente da parte mia che sono la prima firmataria e da parte di Annalisa Pannarale che seguirà il provvedimento in commissione; il lavoro di diffusione che metteranno i campo le compagne che hanno dato vita a Pink Factor Elettra Deiana, Cecilia D'Elia, Elisabetta Piccolotti, Maria Pia Pizzolante, Giorgia Serughetti; le giornaliste e i giornalisti che si sono sempre occupati del tema come Loredana Lipperini, Riccardo Iacona, Raffaele Lupoli, Giacomo Russo Spena, Michele Cucuzza, Roberto Moliterni, Giovanna Pezzuoli e tutto il blog della 27a ora del Corriere della Sera, Zeroviolenza, Leggendaria, Maria Fabbricatore di Fimmina tv, Luca Sappino, Angela Azzaro, Laura Eduati, l’Huffington Post; gli artisti che hanno prestato professionalità e sostegno alla causa come Gustav Hoffer e Luca Ragazzi che hanno girato il video clip #1oradamore o come Serena Dandini, Lunetta Savino, Paola Minaccioni che hanno firmato l'appello; il teatro Rossi di Pisa che mi ha accolta sul palco ed Elena Fazio e Angela Sajeva che l'hanno portata in scena; l'associazione Carminella e Amore e psiche che l'hanno portata dentro l'Università; il Pride di Palermo che è stato il primo a crederci e a volerci dedicare una giornata intera e così poi tutti i movimenti GLBT che hanno portato avanti questa battaglia; le famiglie arcobaleno e l'Agedo; le forze dell'ordine come il Commissariato di Torpignattara, che ha promosso insieme a Leonardo Loche al Liceo Immanuel Kant iniziative di approfondimento sul tema. In tre anni ho fatto centinaia di iniziative, di presentazioni di questa legge in cui ho incrociato le esperienze più diverse, di questo devo ringraziare in gran parte Sinistra ecologia e libertà, quelle compagne e quei compagni sui territori che c'hanno creduto ed hanno fatto nelle proprie realtà un lavoro straordinario. E in ultimo Nicola Fratoianni coordinatore nazionale di Sel, che non mi ha fatto mancare mai il suo supporto, e il capogruppo Arturo Scotto, che ha spinto per farla calendarizzare.
Ecco ci siamo, adesso tocca davvero a noi. Ci sarà da divertirsi.

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Comm


martedì 8 gennaio 2013

UNA FAMIGLIA PERFETTA regia di Paolo Genovese

Con Sergio Castellitto, Claudia Gerini, Marco Giallini, Carolina Crescentini, Eugenia Costantini
Locandina tratta da Mymovies
    Scheda film Mymovies
Trailer film Mymovies


Il film racconta di una grande famiglia che si è riunita nella splendida casa di campagna per festeggiare insieme il Natale. Una famiglia, apparentemente perfetta, che gira attorno al dispotico capofamiglia che dà ordini a tutti e che tutti sembrano temere.

Solo a un certo punto si capisce che si tratta di una messinscena voluta da Leone, un uomo di potere che decide di regalarsi una famiglia per Natale perché in realtà è un uomo solo e, si sa, la solitudine in questa ricorrenza è ancora più insopportabile.
Tutti recitano il loro ruolo in base a un preciso copione imparato a memoria dove non sono permesse variazioni.
Si è prestata a questa farsa, per guadagno, una compagnia di teatranti squattrinati che credono molto, ognuno in modo diverso, nel proprio mestiere nonostante per mangiare si debbano spesso adattare a ruoli da saltimbanchi.
Alcuni imprevisti fanno variare un po' il copione e solo alla fine si scopre che la motivazione di questa messinscena in realtà è assai diversa da quella inizialmente immaginata.

Si tratta di un film corale, di una commedia dell’assurdo sulla famiglia che propone più di una riflessione partendo dalla constatazione della normalità della crisi di coppia.

"l'80 per cento delle coppie sono in crisi"

Il film riflette innanzitutto sulla responsabilità delle scelte che ognuno fa nella propria vita e su come, di fatto, noi non siamo altro che la somma totale delle nostre scelte (come dice Woody Allen nella riflessione finale del film “Crimini e misfatti”.)
Ma con la tecnica del film nel film, è anche un’attenta riflessione sul confine sottile fra realtà e finzione e, nello stesso tempo, sul difficile equilibrio tra l’essenza biologica che spinge alla libertà di evolvere, di mettersi in gioco e di sperimentarsi in nuove avventure e i ruoli imposti, per loro natura rigidi e difficili da aggiornare, vissuti dai più (come dal protagonista principale di questo film) come parti da recitare e come pesanti corazze.
Gli attori interpretano personaggi che, per riuscire a entrare nella parte, devono fare riferimento al proprio vissuto, ma anche noi, come loro, siamo tutti un po’ attori quando ci muoviamo all’interno dei ruoli prestabiliti.
Il copione è quindi un classico ed è facile riconoscersi: ogni famiglia, soprattutto in questa circostanza, è pericolosamente in equilibrio tra un mix di affetti e di rancori. Natale obbliga tutti a volersi bene, ma i turbamenti interiori, le tensioni represse, che spesso crescono all’interno delle relazioni parentali e di coppia, sono sempre pronte ad esplodere e a trasformare la festa in tragedia.
Infine il film propone, come molti altri di questa stagione, una riflessione su quale sbocco dare all’inevitabile crisi di coppia

"Quando qualcuno lascia una persona, chi è che muore veramente?"
" chi resta solo"

La finale sembra suggerire che la crisi di coppia e' normale e può essere superata.
La gabbia è la vecchia e dispotica famiglia patriarcale, non la famiglia nuova che sta nascendo sulla base di relazioni di diverso tipo, più mature, più consapevoli e, soprattutto, paritarie.
Nella realtà nessun amore è perfetto. La vita è fatta di incertezze, errori, rimpianti, di scelte sofferte, la perfezione non esiste, esiste solo la possibilità di accettare i propri limiti e di perfezionarsi aiutandosi reciprocamente a crescere, perché questo è il vero scopo delle relazioni d’amore e il senso stesso della vita.

Vedi nel libro "NON TI AMERO', COSI', PER SEMPRE:
Parte seconda  
Cap 2 “Crisi ed evoluzione dei ruoli: verso nuovi prototipi umani"
Cap 5: "Ripartire da sé: se cambi te stesso cambi il mondo".


Parliamone insieme: lascia un commento a questo post, un tuo parere sul film o sull'argomento trattato.

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Acquista il libro 















domenica 6 gennaio 2013

AMOUR regia di Michael Haneke

con  Isabelle Huppert, Jean-Louis Trintignant, Emmanuelle Riva


Locandina tratta da Mymovies



Il film racconta la vita di una coppia di anziani insegnanti di musica in pensione.

Anne e George conducono una vita serena, anche se un po' monotona, con giornate scandite da rituali, interrotte solo da qualche concerto e qualche rara visita della figlia musicista - che vive lontano - o di qualche ex allievo riconoscente. 

Nonostante l'età, sembrano ancora innamorati 



"Come sei bella"

le dice lui tornando da un concerto.
Fino a che una mattina, durante la colazione, lei si incanta guardando fisso nel vuoto. È il primo segnale di una malattia cerebrale che poco per volta le distruggerà la mente e il corpo.
Dopo il primo intervento andato male, Anne torna a casa lucida ma in carrozzella e si fa promettere da George di non mandarla mai più in ospedale.
Sarà lui quindi, mantenendo la promessa data, a farsi carico della cura della moglie, vivendo così in presa diretta - confinato dentro le mura domestiche - il terrificante degrado che la vecchiaia e la malattia infliggono al corpo e alla dignità umana.
George svolge il suo compito con estrema dedizione fino al momento in cui capisce, quando lei comincia a rifiutarsi di bere, che la moglie non vuole più vivere.
La aiuta così a lasciare la vita e se ne esce di casa sigillandone dentro il cadavere amorevolmente composto.
Nel profondo dei sentimenti umani però e' impossibile indagare, e il film lascia aperta la possibilità di un’interpretazione diametralmente opposta, tutt'altro che amorevole. 


Con questo film - che più che un film è un documentario impietoso, una ripresa in diretta di una vita che si estingue e delle atrocità della vecchiaia - il regista inchioda per un’ora e mezza l'incauto spettatore entrato in sala pensando di assistere a una delle tante rilassanti pellicole sentimentali, come il titolo avrebbe fatto presupporre.
Lo inchioda con una pellicola algida che tratta di argomenti che la nostra civiltà occidentale tende ad oscurare, benché ognuno di noi prima o poi sia destinato a dover affrontare questo declino che, nel disegno divino, deve pure avere un senso.
Il film è una denuncia dell’estrema solitudine e impreparazione degli anziani davanti al momento più drammatico della vita ma sembra essere, soprattutto, una gelida analisi delle terribili conseguenze dell’errato approccio alla vita di una società spiritualmente poco evoluta. 
Una concezione limitata di amore - che invece di donare chiede - la non accettazione dell’invecchiamento, la non comprensione della malattia e della morte, l'accanimento terapeutico e, in generale, il tentativo di nuotare controcorrente nel fiume della vita, rendono orribile e ancora più faticoso un processo, non certo facile, ma che un senso invece probabilmente ce l’ha: quello di riuscire a staccarsi poco alla volta dalla propria dimensione materiale per entrare in un’altra dimensione totalmente spirituale.
Haneke ci obbliga così a guardare dentro il buco della serratura di quei nostri vicini di casa che continuiamo a ignorare fino a quando, come nel film, saranno i vigili del fuoco a dover sfondare quella porta, chiamati dalle fetide esalazioni di un cadavere in putrefazione e, facendo ciò, ci obbliga a riflettere.
Lo fa con un racconto apparentemente neutro, lasciando allo spettatore la possibilità di una lettura ambivalente, così come ambivalenti sono in genere i sentimenti di amore e di odio che spesso uniscono le coppie e ambivalente è la personalità di ogni essere umano.
Deformati dalla cultura romantica dell'amore, i più sono portati a vedere in questo film, a tutti i costi, un risvolto sentimentale: la grandezza dell’amore di George che sopravvive a qualsiasi prova.
Ma la narrazione gelida e claustrofobica, che non a caso poco tocca il cuore del pubblico, nonché la tradizione cinematografica del regista, fanno invece venire il sospetto che l’obiettivo sia diametralmente opposto.
E la chiave di questa seconda lettura sta nella frase, apparentemente del tutto normale, che Anne - già avanti nella malattia - dice, sfogliando un album di fotografie:

" Che bello vivere... vivere così a lungo!"

E’ qui che comincia a sorgere il dubbio che questo film voglia evidenziare invece come sia questo attaccamento la causa della lenta, orribile agonia e dello strazio imposto a se stessa e a chi le è vicino.
Il film si svolge tutto dentro lo spazio decoroso ma triste e circoscritto, di un appartamento: George rimane così intrappolato in questa casa, così come è intrappolato dentro la sua relazione. Dentro queste mura lui seppellirà la moglie morta, così come lei, lì, lo ha seppellito da vivo con la sua richiesta iniziale e con il suo egoismo.
La scena del sogno nel corridoio, degna di un film di Dario Argento, sembra confermare che l’intento del regista non sia stato per niente quello di fare un film sentimentale, ma un film dell’orrore, con l’estrema bravura di restare sempre sul filo del rasoio della duplice interpretazione, dell’ambiguità dei sentimenti. 
Un film quindi orrido, non certo divertente ma bellissimo, assolutamente degno del premio che gli è stato conferito.

Vedi nel libro "NON TI AMERO', COSI', PER SEMPRE:
Parte prima - Cap 2: "Le fasi del rapporto attuale: gioco, commedia, dramma"(pag. 62 sull'ambivalenza della personalità)
Parte seconda - Cap 5: "Ripartire da sé: se cambi te stesso cambi il mondo".


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lunedì 19 novembre 2012

PICCOLE BUGIE TRA AMICI ( Les petits mouchoirs) regia di Guillaume Canet.

Con François Cluzet, Marion Cotillard, Benoît Magimel, Gilles Lellouche, Laurent Lafitte.

Commedia - Francia 2010

Locandina Piccole bugie tra amici
Locandina tratta da Mymovies



Il film racconta le vicende di otto amici, con età compresa tra i trenta-quaranta anni, appartenenti alla piccola-media borghesia parigina. Due sono le coppie regolarmente sposate con figli piccoli, quattro sono single.
Sono persone che amano una vita scanzonata e che, tra un divertimento e l'altro si lasciano vivere, fuggono dagli impegni e dagli stereotipi della generazione precedente, ma sembrano non avere delle valide alternative.
Ognuno di loro è caratterizzato da un particolare difetto (pignoleria e omofobia, cinismo o codardia, ossessività ed evidente ninfomania per l'unica single  femmina del gruppo); nonostante le diverse debolezze sembrino renderli apparentemente molto diversi tra loro, in realtà  una buona dose di superficialità ed anche egoismo li accomuna.
Le coppie sposate hanno dei problemi di routine, mentre i single - chi più chi meno - hanno relazioni instabili che intervallano con vino, spinelli, ma anche cocaina e sesso.
A loro basta ridere, divertirsi e stordirsi per non pensare, scorrono i loro giorni in un' adolescenza prolungata, fino a che un grave incidente a uno di loro - dopo una notte brava in discoteca - sembra dover porre fine alla loro superficialità e voglia di divertirsi, ma non è così.
Nonostante l'amico in ospedale sia gravissimo - confortati dal parere dei medici che assicurano che si riprenderà - decidono di partire ugualmente per le vacanze ospiti, come al solito, nella casa al mare del più ricco di loro.
Ma la vacanza che passeranno insieme - tra gite in barca, giochi sull'acqua, cene e vino -si tramuterà in un insieme esplosivo di nevrosi e di tensioni non solo perché poco prima di partire uno dei due sposati ha dichiarato il suo particolare interesse, al di là dell' amicizia, al padrone di casa (l'altro sposato), ma anche perché i single  soffrono pene d'amore per i partner con cui avevano una relazione finita male poco prima di partire.
Tutto si svolge sotto lo sguardo più lucido di un anziano pescatore, amico di vecchia data, che alla fine metterà tutti davanti alle loro ipocrisie quando comunicherà loro che l'amico rimasto in ospedale è morto.

"scusatemi, ma non mi va di mentire" "ma nessuno ti chiede di mentire"
"nessuno me lo chiede, ma lo fate tutti. Sono 15 giorni che vi vedo siete amici, ma tutti quanti mentite a voi stessi, accettate le piccole bugie degli altri perché vi fa comodo. Vi definite amici. Cos'e essere amici? E' lasciare il vostro amico da solo in ospedale perché le vostre vacanze sono più importanti?"

La morte dell'amico li mette così davanti alla responsabilità delle loro vite obbligandoli a diventare finalmente adulti e a comprendere la vacuità della loro modo di vivere:

"non vado da nessuna parte"
"per me è lo stesso"


Il film Piccole bugie tra amici  (anche in questo caso una traduzione libera del titolo originale Les petits mouchoirs, "piccoli fazzoletti" che sottintendono all'intersecarsi di tanti piccoli spaccati di vita) descrive in modo divertente il fenomeno delle Tribù urbane e le nuove forme di amicizia che, per molti trenta-quarantenni di oggi sostituiscono a lungo la famiglia e il fidanzamento tradizionale (si veda il libro di Ethan Watters  "Urban Tribes. La generazione che sta ripensando amicizia, famiglia e matrimonio) .
In ogni tribù, come anche in quella di questo film, ognuno ha un ruolo diverso: c'è il consigliere, l' innovatore, il comico, i consulenti tecnici, il catalizzatore (o anima della festa), l'ansioso (in questo caso il padrone di casa) il gallo del pollaio, l'ape regina, ecc.
Ma il film descrive anche l'attuale caos dell'amore, la paura dell'impegno e  di soffrire che, sul più bello, spinge molti a rovinare tutto in un rapporto (per poi subito dopo pentirsene); un caos che porta all'incapacità di costruire qualcosa insieme ed anche a desiderare esperienze con persone dello stesso sesso.
L’incapacità di scegliere di molti giovani di oggi, come alcuni dei personaggi del film, è il risultato della paralisi provocata da due sentimenti opposti: paura dell'impegno e paura della solitudine,  spesso in perfetto equilibrio tra loro, ma anche dal processo di individualizzazione della società e da narcisismo e egoismo.
Ciononostante Canet non sembra del tutto condannare i suoi personaggi e li descrive con una certa simpatia, vedendoli probabilmente, anche lui, come inconsapevoli vittime di un difficile momento di transizione e di confusione che trascende le singole personalità.
Si tratta di un film corale nel quale, come già in molti altri di questo tipo (Il grande freddo, Together, Le fate ignoranti, Saturno contro, ecc.),  traspare anche il lato positivo delle attuali crisi delle relazioni di coppia: le onde dell'amore si allargano dal tradizionale rapporto a due, chiuso e castrante,  a un gruppo più ampio che, anche se molto eterogeneo, è unito da una  solidarietà che si radica nelle stesse difficoltà nell'affrontare la vita. Onde che si allargano fino a volte portare a superare la  divisione tra i generi sforando spesso anche nella omosessualità o nella intercambiabilità dei sessi.
Anche Canet, quindi, sembra far trasparire nella narrazione un messaggio appena sussurrato, trasversale: la crisi dei valori delle precedenti strutture relazionali, famigliari e persino sessuali potrebbe non essere la fine, il crollo del mondo, ma l'inizio di una nuova era.

La crisi economica e le veloci trasformazioni sociali e comportamentali degli ultimi decenni (prime tra tutte l'irresistibile voglia di autonomia) hanno portato a una progressiva trasformazione della struttura famigliare di una volta. Si sta passando infatti dai grandi clan famigliari con molti parenti a mini famiglie che hanno sostituito i rapporti parentali verticali con nuovi rapporti più orizzontali, portando a creare nuove "famiglie allargate di elezione", come in fondo lo è il gruppo di amici di questo film.
Ciò dimostra che la capacità di costruire "famiglie" è, nonostante tutto, molto vitale, basta saper guardare al di là del modello unico.
Il film, non è un capolavoro e ripercorre trame già tracciate, ma diverte, e ha presa sul pubblico per quell'empatia che scaturisce dal fatto di riconoscersi in parte nella storia e nei personaggi narrati, nella commedia umana che comprende amori speciali e libertà dei sentimenti, l'amicizia come surrogato della famiglia, l'incertezza che poi torna a confluire nella speranza di riuscire, nonostante a tutto, a costruire un rapporto d'amore e una famiglia, ma una famiglia nuova.
Muore un concetto di famiglia chiusa, un egoismo a due, spesso ostile agli altri, ma nasce la consapevolezza che la propria famiglia è una cellula più ampia, la comunità umana nel suo complesso, senza distinzioni di credo o di razza e, forse, nemmeno di genere.


Vedi nel libro "NON TI AMERO', COSI', PER SEMPRE: 
Parte prima - Cap 1:"Coppie scoppiate"
Parte seconda - Cap 5:"Ripartire da sé: se cambi te stesso cambi il mondo"- Cap 7 "Le nuove coppie: insieme liberi".


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